Quando
sono diventata mamma nel mio immaginario di crescita dei
figli, tv e videogiochi non erano proprio presi in considerazione. Da
piccola c’era un amico molto caro di mio fratello che fino ai 20 anni non aveva
mai avuto la televisione in casa ed era cresciuto sereno e tranquillo con un’ottima
conoscenza dei generi musicali e di radio. Non so bene perché ma volevo imitare
questa famiglia. Ovviamente il tutto è durato molto poco e piano piano sono
arrivati i film di Winnie the Pooh, Paddington Bear e simili e poi crescendo il
primo videogioco, i primi film di azione e quant’altro. Ricordo la gioia di mio
figlio grande all’arrivo della sua prima Nintendo ds. Non mi pento di aver permesso
l’ingresso in casa di questa tecnologia ma l’altra sera sono rimasta un po’
“spaventata” dalla reazione di uno dei miei figli ( 9 anni). C’era una
pubblicità di aiuti umanitari a bambini davvero bisognosi, senza cibo ed acqua
e le immagini indubbiamente erano forti, piene di tristezza; nostro figlio si è
spaventato moltissimo e ha chiesto di cambiare dicendo che certe cose brutte
non riesce a guardarle.
Ma
quando giocano agli sparatutto con sangue che schizza, armi e bombe? Quello non
spaventa? Mi sono resa conto che per loro vedere immagini di bambini della loro
età che non hanno veramente nulla e soffrono la fame è una realtà forse scomoda
da accettare perché li pone davanti a cose vere non lontane da
casa nostra, suscita domande mentre le
immagini così precise e ben fatte dei videogiochi sono reali solo a metà, non ti
cambiano nulla, non ti costano niente!!! Magari sembrerà molto scontato il mio post di
oggi ma per me è stata una lezione importante soprattutto per ridimensionare
quello che sono i divertimenti tecnologici, che certo non posso vietare e per
spiegare, in particolare ai più piccoli, che cosa ognuno di noi può fare per far
sorridere di più chi ha bisogno senza spaventarsi.